Approccio a tutto tondo per anca, spalla e ginocchio

3 novembre 2015
Approccio a tutto tondo per anca, spalla e ginocchio

Focus sull’ortopedia della clinica Santa Rita

Riuscire a far fronte alle patologie ortopediche di anca, ginocchio, spalla e caviglia, dando al paziente la possibilità di scegliere tra le più rinomate tecniche operatorie e approcci da seguire, sono alcuni dei principali obiettivi dell’Unità Operativa di Ortopedia della Clinica Santa Rita di Vercelli.

Al suo interno si distinguono l’Équipe del Dott. Giovanni Villani, chirurgo ortopedico nello Staff della Struttura dal 2001, insieme ai colleghi Dott. Stefano Maxena, Dott.Vittorio Lagorio, Dott. Giacomo Vona, Dott. Marco Cossavella, Dott. Paolo Buffa e l’Équipe del Dott. Franco Baldo, chirurgo ortopedico in forze alla Struttura dal 2011 insieme alla Dott.ssa Francesca Giamberini e al Dott. Stefano Sella che attualmente riveste anche il ruolo di Responsabile Medico della Openjobmetis Varese (squadra di pallacanestro militante nella Serie A).

“Siamo specializzati nella chirurgia protesica e nella chirurgia artroscopica di ginocchio, spalla e caviglia – spiega il Dott. Giovanni Villani, Responsabile di una delle Unità operative di Ortopedia della Clinica Santa Rita di Vercelli – In particolare per quel che riguarda il ginocchio, siamo tra i pochi che in Italia impiantano protesi monocompartimentali in alternativa alla classica protesi totale e questo soprattutto nei soggetti più giovani affetti da artrosi di un solo compartimento associato ad una rottura del legamento crociato anteriore. In una sola seduta operatoria effettuiamo la ricostruzione del legamento crociato e l’impianto della protesi monocompartimentale. Il vantaggio principale di questa tecnica è che il paziente riuscirà a recuperare pressoché la stessa funzionalità di un ginocchio normale. Quest’approccio però non è ovviamente applicabile a tutti i pazienti, per molti di loro, soprattutto se over 65 o nelle forme post traumatiche più gravi e nei casi di ginocchio varo o valgo, bisogna ricorrere alla protesi totale di ginocchio che la mia équipe effettua a mano libera, così come ho imparato in anni di esperienza con il Prof. Romagnoli al Galeazzi di Milano”.

Un altro intervento eseguito dall’équipe del Dott. Villani è quello che riguarda la protesi di spalla inversa. In quei pazienti che oltre all’artrosi soffrono contemporaneamente di grandi lesioni della cuffia dei rotatori, la protesi totale convenzionale (o anatomica) della spalla può provocare dolore e condizioni di movimento limitato, la protesi inversa rappresenta quindi una valida opzione.
“Una protesi convenzionale della spalla imita la normale anatomia della spalla – spiega il Dott. Villani – si tratta infatti di una “coppa” di plastica che viene montata nella tasca ossea della scapola e di una “palla” metallica collegata alla parte superiore dell’omero. In una protesi inversa avviene l’esatto contrario ovvero la coppa e la palla di metallo sono invertite. La sfera di metallo è fissata nella tasca ossea della scapola e la coppa di plastica invece all’estremità superiore dell’omero. Una Protesi inversa di spalla è indicata per i pazienti affetti da artropatia della cuffia dei rotatori perché il suo funzionamento si basa su muscoli differenti da quelli che muovono il braccio in una spalla sana in quanto la protesi inversa utilizza leve differenti affidandosi al muscolo deltoide, e non alla cuffia dei rotatori, per muovere la spalla ed il braccio”.

Parliamo ora dell’altra Équipe di ortopedia della Clinica Santa Rita di Vercelli, quella guidata dal Dott. Franco Baldo, specializzata nelle protesi di anca con accesso anteriore, nelle protesi di ginocchio tramite l’ausilio di supporti “paziente specifici” e in traumatologia dello sport.
“L’intervento di protesi all’anca per via anteriore è una novità in campo ortopedico, sebbene sia già eseguito in più di 700 centri ospedalieri del mondo – spiega il Dott. Baldo – con questo tipo di intervento l’incisione è mininvasiva ovvero circa 7/8 cm contro i 15/20 cm di alcuni anni fa. I muscoli e i tendini vengono solo divaricati e non sezionati come avviene nelle tecniche tradizionali e grazie a questa preservazione dei tessuti, il paziente può riprendere la deambulazione e i movimenti dell’anca in brevissimo tempo.
Stiamo parlando di un intervento che permette al paziente di deambulare “senza stampelle” già nel terzo giorno successivo all’intervento, in più non gli vengono imposte particolari limitazioni nel periodo post operatorio e, di fatto, sono ridotti quasi a zero i rischi di lussazione”.

Per l’intervento di protesi di ginocchio il Dott. Baldo si avvale di sistemi cosiddetti “paziente specifici”. “Si tratta di una metodologia che presuppone uno studio preparatorio approfondito mediante l’utilizzo della Tac e della Risonanza Magnetica. Le immagini diagnostiche raccolte forniranno le informazioni necessarie alla realizzazione di mascherine in nylon personalizzate sul paziente che guideranno il chirurgo, in fase operatoria, nei tagli da effettuare sull’osso.
In questo modo le componenti della protesi possono essere posizionate in maniera precisa con il ripristino degli assi di carico necessari per una maggior durata dell’impianto. I vantaggi sono legati al recupero post operatorio che abbiamo constatato avvenga in tempi più rapidi e con una maggior articolarità del ginocchio nell’immediato”.


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